Successioni e volture · Guida

Tra i beni ci sono terreni agricoli: cosa cambia nella successione

Tuo padre lasciava dei campi oltre alla casa, magari sparsi in più comuni. Vanno messi in successione, ma si valutano in modo diverso: ecco cosa aspettarti.

Un terreno si valuta in modo diverso dalla casa

La casa entra con il valore catastale dalla rendita. Il terreno agricolo parte invece dal reddito dominicale, la rendita che trovi in visura (non confonderlo col reddito agrario).

Quel dato si moltiplica per un coefficiente di legge: è il valore che va in dichiarazione, non il prezzo di vendita.

Se il terreno è edificabile non vale più il reddito dominicale, ma il valore di mercato, più alto. Per questo controlliamo la destinazione urbanistica di ogni particella prima di fare i conti.

I campi sono in più comuni: una sola dichiarazione, più catasti

Un pezzo a Nove, uno a Bassano, uno nella pedemontana d'origine. Non serve una successione per ogni comune: la dichiarazione è una sola e li comprende tutti.

Cambia il lavoro dietro. Ogni comune ha il suo catasto, quindi visure e volture vanno fatte ufficio per ufficio. Ce ne occupiamo noi.

Ci basta il codice fiscale di tuo padre: da lì ricostruiamo tutte le particelle intestate a lui, ovunque siano.

I terreni fanno riemergere successioni vecchie mai chiuse

È il caso più frequente con i campi: una particella risulta ancora intestata al nonno o alla nonna. Si chiuse la successione per la casa, ma i terreni furono lasciati fuori. Quel passaggio mancante va sistemato ora.

Prima si chiude la successione arretrata, poi la tua. Finché i campi sono intestati a chi non c'è più, non passano a te: non li puoi né vendere né affittare in regola.

Quando riordiniamo le carte questi buchi vengono a galla subito, e ti diciamo cosa comporta rimetterli in fila.

Se tu o un altro erede coltivate la terra

Un erede può essere coltivatore diretto o imprenditore agricolo professionale (IAP: chi vive di agricoltura ed è iscritto alla relativa gestione previdenziale). In quel caso la legge prevede agevolazioni sulle imposte quando i terreni passano a lui, per non frammentare la terra e non appesantire chi la lavora.

Non è automatico: contano la qualifica, l'iscrizione e a volte l'impegno a continuare a coltivare.

Dividere i campi in un modo o nell'altro può pesare diversamente sulle imposte. È una scelta da fare prima di presentare: diccelo subito e verifichiamo se rientri e come impostare la pratica.

Domande e risposte

Come faccio a sapere quanti terreni aveva? Non ho l'elenco.

Non serve. Con il codice fiscale di tuo padre chiediamo al catasto la visura per soggetto: l'elenco di tutte le particelle intestate a lui, comune per comune. Vengono fuori anche i campi dimenticati. Tu portaci quello che hai.

Un campo è ancora intestato a mio nonno. Posso lasciarlo dov'è?

No, va sistemato. Finché è intestato a una persona mancata, la catena delle intestazioni è interrotta e non arriva a te. Si chiude prima la successione rimasta indietro, poi la tua: è l'unico modo perché i campi diventino tuoi.

Il terreno vale poco e nessuno in famiglia lo vuole. Devo comunque dichiararlo?

Sì. Tutto ciò che era intestato al defunto va in dichiarazione, anche il prato che sembra non valere niente. Se lo lasci fuori, resta un buco da chiudere più avanti con più fatica. Valutato col reddito dominicale, di solito incide poco sulle imposte.

Se il terreno è edificabile cambia molto?

Sì. Dove il comune lascia costruire non conta più il reddito dominicale, ma il valore di mercato, più alto, con effetto sulle imposte. Per questo controlliamo la destinazione urbanistica di ogni particella prima di fare i conti.

Basta essere figli di agricoltore per avere le agevolazioni sui terreni?

No, il legame di famiglia non basta. Le agevolazioni dipendono dalla qualifica di chi eredita (coltivatore diretto o IAP), con iscrizione e condizioni di legge. Se pensi di rientrarci, diccelo prima di impostare la successione: verifichiamo i requisiti.

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