Gestione partita IVA · Guida

Quanto devo mettere da parte ogni volta che incasso una fattura?

Ti pagano una fattura e vedi una bella cifra, ma non è tutta tua: una parte è di tasse e contributi, e se applichi l'IVA anche quella è solo di passaggio. Il punto non è quale percentuale usare, ma capire da cosa è fatta quella quota e spostarla subito.

La tua quota è fatta di due cose (più l'IVA, se la applichi)

Quando ti pagano, una parte di quei soldi non è tua: serve per l'imposta sul reddito, cioè la fetta di quello che guadagni che versi allo Stato.

L'altra voce sono i contributi previdenziali: quello che metti via per la pensione, all'INPS o alla cassa del tuo mestiere. Sono due cose distinte, ma escono entrambe da quella fattura.

Poi c'è l'IVA, e dipende dal regime. Se la esponi in fattura non è mai stata tua: la incassi per conto dello Stato e prima o poi gliela giri.

Sembra denaro tuo perché entra sul conto, ma se la spendi alla scadenza ti manca. Chi lavora senza IVA, come il forfettario, questo problema non ce l'ha.

C'è infine l'acconto, che il primo anno non vedi. Oltre alle tasse sull'anno chiuso, ne versi già una parte in anticipo su quello in corso.

Il primo anno paghi solo il dovuto, dal secondo il dovuto più l'anticipo. Chi non lo sa accantona troppo poco e si trova il conto quasi raddoppiato.

Perché non ti diamo una percentuale secca

La cifra che senti dire dall'amico con la partita IVA non è la tua. La quota la calcoliamo sui tuoi numeri, non su una media: meglio tenerla un filo abbondante, se avanza resta tua.

Due persone che fatturano uguale possono dover accantonare quote molto diverse, perché dipende da più fattori:

  • Il regime con cui lavori
  • Se applichi o meno l'IVA
  • Quanto incassi e le spese che scarichi
  • L'ente a cui versi i contributi

Il trucco: spostare i soldi subito, non a fine anno

Appena una fattura viene pagata, sposta la tua quota su un conto separato. Non a fine mese, non quando ci pensi: subito, mentre i soldi sono ancora lì.

Se lasci tutto sul conto dell'attività li vedi come tuoi e prima o poi li usi, IVA compresa.

Con un conto a parte, alla scadenza i soldi ci sono già: apri, paghi, chiuso. Niente rate all'ultimo.

Domande e risposte

Va bene una percentuale fissa uguale per tutte le fatture?

Sì, come regola pratica va bene, purché calcolata sulla tua situazione e non presa a caso, e che tenga conto dell'IVA se la applichi. Va rivista se cambia qualcosa di grosso: molto più lavoro, un cambio di regime, il passaggio al secondo anno con gli acconti.

Se applico l'IVA, la devo mettere da parte anche quella?

Sì, ed è la parte che frega di più. L'IVA che esponi la incassi solo di passaggio: è dello Stato e prima o poi la versi, e se la spendi alla scadenza ti trovi scoperto. Chi è in un regime senza IVA, come il forfettario, questo pensiero non ce l'ha.

Devo per forza aprire un secondo conto?

No, non è un obbligo di legge, solo un consiglio che funziona. Può essere un conto separato o un salvadanaio digitale: l'importante è che quei soldi stiano lontani da quelli che usi per vivere e per l'attività.

E se scopro di aver accantonato troppo?

È il problema bello da avere: se dovevi meno di quanto hai messo via, quei soldi tornano tuoi e li riporti sul conto normale. Tenere la quota un po' abbondante ti protegge dagli anni in cui gli acconti pesano di più.

Il primo anno accantono e mi arriva un conto enorme lo stesso. Perché?

Quasi sempre è l'acconto. Dal secondo anno paghi il saldo dell'anno chiuso più un anticipo su quello in corso: se avevi accantonato pensando solo al saldo, la quota non basta. Per questo conviene mettere da parte già sapendo che l'anno dopo il conto sarà più alto.

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